Helmut Newton


Non ‘un’ ma ‘IL’ fotografo di moda, il guru dell’obiettivo patinato, l’uomo i cui click sono ambitissimi da modelle e star di tutto il mondo. Il personaggio amatissimo ma anche molto criticato per le sue immagini shockanti, coloratissime e ad alto contenuto erotico.
Tutto questo è Helmut Newton, tra i fotografi di moda più chiacchierati del fashion system. Per la creatività e le immagini aggressive fatte di colori bene definiti che non conoscono sfumature, per le immagini fetisch, forti ma ironiche allo stesso tempo.

Nato nel 1920 a Berlino da un a ricca famiglia ebraica, Helmut Newton si diploma alla all’American School e inizia a fare i suoi primi scatti come assistente della fotografa di moda Eva (all’anagrafe Else Simon). Il secondo conflitto mondiale e la persecuzione nazista lo portano fuggire in Australia dove prende la cittadinanza che ancora conserva, si arruola nell’esercito e combatte.

Nel 1958 Newton torna in Europa, precisamente a Parigi, dove comincia a collaborare con alcune riviste patinate: Marie Claire, Elle, Jardin de Mode, Queen. Nella ville lumièreconsoce e sposa la collega June, nota nell’ambiente con il nome di Alice Springs. Intanto che si divide tra foto scattate per Playboy e Stern, Newton stirane collaborazioni sempre più intense con varie edizioni di Vogue in Italia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti che si contendono le sue immagini voyeursiiche, spesso volutamente imprecise con l’uso della Polaroid o in contesti a volte allucinati. Uno stile che se da un lato lo consacra a fotografo geniale e visionario dall’altra gli fa piovere addosso critiche di eccessivo maschilismo a cui Newton risponde con ironia. “La parte più sexy di una donna è il collo del piede” ha detto una volta.

Oggi Helmut Newton ha 83 anni, vive a Montecarlo e lavora con la stessa genialità ed entusiasmo di sempre, realizzando tra l’altro numerosi libri fotografici costosissimi e ambiti come “Sumo”, 480 pagine di dimensione 50×70 cm, 30 kg di peso e 1500 dollari di costo. O raccolte di immagini tutte al femminile tra cui “White Women”, “Helmut Newton Portraits”, “Un mondo senza uomini”

 

 

 

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